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Entusiasta di questa nuova macchina, Francis Lombardi effettuò il 1° volo su Trieste dopo la disfatta di Caporetto, alla quale seguirono numerosi successi che gli valsero l’undicesimo posto nella graduatoria degli assi della caccia italiani, con 8 aeroplani nemici abbattuti.
Finita la guerra, Lombardi tornò a Vercelli e con la collaborazione di Alessandro Del Piano, nel giro di pochi anni, resero operativo l’aeroporto di Vercelli, inaugurato da un volo “acrobatico” di Arturo Ferrarin e Marcello Prestinari. Era l’11 novembre 1928; fu inaugurata una scuola di volo, alle quale aderirono numerosi partecipanti. Ma è il 1930 l’anno in cui Francis Lombardi balzò agli onori della cronaca di tutto il mondo; verso la fine degli anni ‘20 inizia quel periodo che viene riconosciuto come l’era dei grandi raids intercontinentali; quei voli che portavano grandi piloti a compiere grandi percorsi a bordo di piccoli aerei. Seguendo questi esempi, ad egli frullò in testa l’idea molto ardimentosa di collegare Roma alla capitale della nostra più lontana colonia, Mogadiscio. L’apparecchio su cui avrebbe dovuto affrontare la sua avventura africana era un A.S.1 di proprietà del gruppo di turismo di Vercelli. La FIAT si era assunta il compito di preparare l’apparecchio costruendo, al posto destinato al passeggero, un grande serbatoio della capienza di 500 litri. Il mattino del 12 febbraio il velivolo si alzava in volo da Montecelio salutato con entusiasmo dai presenti. Le varie tappe furono un susseguirsi di curiosità e festeggiamenti per i popoli ospitanti, affiancati anche dai coloni italiani orgogliosi delle imprese del loro connazionale. Grazie alla sua proverbiale cocciutaggine e determinazione, Francis Lombardi non perse mai la concentrazione e la mattina seguente alle soste era subito pronto per affrontare la successiva rotta. Tripoli, Tobruck, Massaua, Bender-Kassim: tutte tappe che affrontò con non poche difficoltà; finchè finalmente arrivò a sorvolare Mogadiscio, con un sentimento di stupore e agitazione in quanto vide la città e le sue vie deserte. Dopo aver percorso qualche miglio, in direzione dell’aeroporto, capì che tutta la popolazione era accalcata nel pressi della pista d’atterraggio per accogliere Lombardi.
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